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La crisi di fiducia tecnologica alimenta nuove strategie di controllo

La crisi di fiducia tecnologica alimenta nuove strategie di controllo

Le preoccupazioni su potere e manipolazione spingono aziende e governi verso soluzioni autonome

Il fermento attorno alla tecnologia oggi si trasforma in inquietudine: la promessa di progresso lascia spazio a una discussione più cupa su potere, manipolazione e fragilità sistemica. L'orizzonte digitale non appare più come il terreno neutro dell'innovazione, ma come un'arena in cui pochi controllano molti, mentre la società si interroga sulla reale natura del cambiamento tecnologico e le sue conseguenze politiche, economiche e sociali.

Il potere tecnologico e la crisi della rappresentanza

Il tema dominante è la crescente distanza tra tecnologia e democrazia. Il dibattito sulla forza superiore della tecnologia rispetto alle istituzioni democratiche sottolinea come l'accesso e il controllo dei dati siano prerogative di pochi, lasciando la maggioranza in balia di scelte opache. L'illusione di una democratizzazione tramite middleware non basta: la vera posta in gioco è la sovranità sull'identità digitale e la capacità collettiva di decidere sulle regole del gioco.

"La tecnologia è il più grande cavallo di Troia mai lanciato nella storia mondiale, in particolare i social network. Improvvisamente, la Russia ha potuto sovvertire la democrazia negli Stati Uniti, cosa che non sarebbe mai riuscita a fare militarmente."- @jkdanthonyian10.bsky.social (1 punti)

L'interferenza della tecnologia nella sfera pubblica si riflette anche nella volontà degli investitori del settore tecnologico di influenzare direttamente le elezioni americane. L'annuncio che grandi capitali del digitale saranno riversati sulle elezioni di metà mandato del 2026 alimenta i timori di una politica sempre più succube degli interessi tecnologici, mentre la gestione statale si complica tra chatbot istituzionali e regolamenti sull'intelligenza artificiale dettati più dalle necessità delle grandi aziende che dalla tutela dei cittadini.

Manipolazione, crisi di fiducia e fallimenti del sistema

La discussione sull'affidabilità delle tecnologie emerge con forza, tra decisioni tecniche percepite come errate e l'incredulità che circonda il successo di fenomeni come gli NFT, visti come un marchio d'infamia per tutto il settore. La narrazione di un'epoca di malizia e incompetenza si consolida, mentre il pubblico si interroga su quanto sia stato costruito su promesse vuote e circuiti di valore autoreferenziali, come evidenziato dall'analisi sulle falle finanziarie del settore hardware e dalle pratiche di “round tripping”.

"Ho già detto che questa è probabilmente un'epoca che guarderemo con vergogna. Tanto di ciò che accade è incompetenza e malizia insieme."- @privatewelshman.bsky.social (10 punti)

Persino le scelte industriali di colossi come Airbus, che migra su cloud sovrani europei, rivelano una crescente diffidenza verso i modelli globalizzati e un ritorno a strategie di autonomia e controllo. Sul piano culturale, la sfiducia tecnologica si traduce in narrazioni che, come quella di Jan Karlsson, usano la fantascienza per rappresentare la riluttanza a integrare innovazioni di provenienza dubbia. Anche la vicenda giudiziaria che ha spinto Tesla a spostare la sede da Delaware al Texas si inserisce in questo scenario di instabilità e incertezza.

"O la tecnologia è abbastanza buona ed è una cattiva decisione, oppure non lo è ed è comunque una cattiva decisione. Ma il nostro momento non riguarda la tecnologia in sé, bensì la manipolazione della sua promessa."- @essj.bsky.social (41 punti)

Alla fine, la conversazione su Bluesky mostra come la fiducia nella tecnologia sia minata tanto dall'opacità delle sue dinamiche di potere quanto dalla serie di promesse non mantenute, errori e operazioni finanziarie autoreferenziali che hanno segnato gli ultimi anni.

Il giornalismo critico mette in discussione tutte le narrative. - Luca De Santis

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