
L'intelligenza artificiale alimenta nuove tensioni tra innovazione e controllo
Le critiche crescono contro la concentrazione di potere tecnologico e la sorveglianza diffusa
L'attuale dibattito su Bluesky, nella giornata odierna, mette a nudo una tensione sempre più evidente tra la promessa emancipatrice della tecnologia e la realtà distopica plasmata dall'industria tech. Se da un lato emerge una speranza verso strumenti che potrebbero migliorare la società, dall'altro la discussione si concentra sul dominio oligopolistico, la sorveglianza, e la mercificazione di bisogni reali. L'ossessione per l'intelligenza artificiale e le sue applicazioni, soprattutto nei contesti di lavoro e privacy, è al centro delle conversazioni, affiancata da un crescente scetticismo verso i protagonisti della Silicon Valley.
La frattura tra innovazione e industria: tra utopia e distopia
L'entusiasmo dei progressisti per la tecnologia, come emerge nel recente dibattito sulle aspettative sociali dell'innovazione, si scontra con la realtà di un settore dominato da interessi di pochi. La richiesta di soluzioni che migliorino concretamente la vita delle persone viene sistematicamente disattesa, mentre la ricchezza si concentra attorno a modelli di business discutibili. Questa dinamica è ben rappresentata da chi lamenta che “ogni volta che sento parlare di nuove tecnologie pulite o di riforestazione, uno dei miliardari dice di no e la tecnologia sparisce”, riflettendo la frustrazione di una società che vede svanire le speranze di progresso a causa delle scelte di una élite.
"Letteralmente ogni volta che sento parlare di una nuova tecnologia per la riforestazione o energia pulita, uno dei cinquanta miliardari dice di no e la tecnologia sparisce."- @funkpower.bsky.social (77 punti)
L'indignazione verso la direzione intrapresa dall'industria tech si ritrova anche nella critica alla clemenza concessa all'intelligenza artificiale, trattata come un prodotto che deve dimostrare il proprio valore e non come un dogma da accettare acriticamente. Questa posizione si intreccia con il tema della sorveglianza invasiva, evidenziato dal rifiuto della tecnologia di riconoscimento facciale proposta da Meta, che viene percepita come una minaccia concreta per la privacy individuale. Le discussioni suggeriscono che, per molti, la tecnologia non è sinonimo di progresso, ma piuttosto di una nuova forma di controllo.
"La sorveglianza universale è al cuore del controllo fascista delle minoranze e nulla intimidisce più di un targeting AI assolutamente inaccurato che rende tutti vulnerabili."- @webrant.bsky.social (4 punti)
Intelligenza artificiale: speculazione, sorveglianza e lavoro
Il tema dell'intelligenza artificiale domina la scena, con discussioni che spaziano dalla rivelazione di bug nei sistemi Copilot di Microsoft — capaci di leggere e sintetizzare email riservate — fino alla denuncia della sua funzione di erodere il lavoro umano e alimentare la sorveglianza, come sottolineato nel commento sulla natura politica dell'AI. La critica più feroce si concentra sulla distanza tra gli scopi dichiarati e i reali benefici: l'AI viene descritta come strumento di deskilling, utile agli oligopoli per aumentare profitti e controllo.
"Non odio la tecnologia. Non mi piacciono le truffe, i frodatori, i grifter, il danno ambientale, il comportamento grossolano e non etico, le violazioni della privacy, gli umani che perdono il lavoro affinché miliardari senza scrupoli diventino ancora più ricchi. Ed è praticamente tutto ciò che Big Tech e soprattutto l'AI sono oggi."- @nerdysasquatch.bsky.social (164 punti)
La discussione sulla psicologia degli entusiasti dell'AI rivela come molti siano più affezionati all'idea di sentirsi vittime o profeti del futuro, piuttosto che alla tecnologia in sé. Il fenomeno si allarga alla critica sulla scelta degli investimenti tech, dove la produzione di contenuti assurdi o dannosi prevale rispetto allo sviluppo di tecnologie utili come l'energia solare. Questa logica, radicata nell'economia della Silicon Valley, fa sì che il vero progresso venga sacrificato sull'altare della speculazione e del profitto.
La domanda di senso: tecnologia utile contro soluzioni artificiose
La questione centrale, emersa in modo emblematico nella discussione sulle soluzioni AI per problemi banali, è la capacità della tecnologia di rispondere ai bisogni reali. L'aneddoto del drone AI per pattugliare le spiagge, paragonato alla semplicità di una struttura di legno, esemplifica la tendenza a cercare soluzioni complesse dove basterebbe il buon senso. La retorica del “progresso” viene così ridicolizzata, e la domanda se esista una tecnologia che entusiasmi davvero la sinistra resta aperta.
"AI può fare questo (più o meno), ma serve davvero l'AI per farlo? È una domanda che troppo pochi si pongono."- @lennon-s.bsky.social (1 punto)
La reazione ironica alle accuse di “luddismo” e il dibattito sulle motivazioni politiche delle critiche all'AI completano il quadro: la tecnologia non viene rifiutata, ma è il suo contesto economico e sociale a essere sotto accusa. Su Bluesky, la domanda non è più “quanto può fare la tecnologia?”, bensì “per chi e a che scopo?”
Il giornalismo critico mette in discussione tutte le narrative. - Luca De Santis